
3 lezioni di marketing dagli anime
Che ogni professionista dovrebbe rubare
Lo sapevi che…
La Japan Football Association ha lanciato un programma reale di scouting ispirato all’anime Blue Lock.
Il Liverpool FC ha collaborato con la casa editrice Kodansha per un’attivazione al Comic Con.
Il cestista NBA Zion Williamson ha una linea di scarpe dedicata a Naruto.
E in Giappone, negli anni del boom di Haikyuu, gli iscritti ai club di pallavolo scolastici sono quasi raddoppiati.
Cosa c’entra tutto questo con il tuo negozio, il tuo studio, la tua attività? Più di quanto sembri. Perché dietro questi numeri non c’è la magia degli anime: ci sono meccanismi di marketing precisi, che funzionano in maniera pressoché simile per un colosso sportivo giapponese che per una PMI o un libero professionista. Te ne porto tre, con le applicazioni pratiche.
1. Una storia di trasformazione vende più di un prodotto
Gli anime del genere spokon (dall’unione di sport e konjō, tenacia) non raccontano una partita: raccontano un percorso di crescita.
Il protagonista parte da zero, incontra ostacoli, cade, si allena, migliora. Il pubblico si appassiona alla trasformazione del personaggio, non alla disciplina sportiva in sé, tant’è che funziona anche con chi di pallavolo o basket non capisce nulla.
Nella comunicazione della tua azienda succede praticamente la stessa cosa.
Chi ti segue non si appassiona di per sè ai tuoi servizi, si appassiona alla tua storia, da dove sei partito, come ti approcci ai con i tuoi clienti e come hai migliorato la loro situazione.
Un prima e un dopo raccontato bene comunica il valore del tuo lavoro molto più di un elenco puntato di prestazioni. Se finora hai comunicato solo “cosa fai”, prova a raccontare “cosa è cambiato” e come hai migliorato la situazione dei clienti che segui.
2. Un personaggio riconoscibile batte un logo anonimo
Nel genere spokon i personaggi sono costruiti come archetipi: il leader, il rivale, il compagno fragile. Funzionano perché il pubblico li riconosce all’istante e si rivede in loro, slide dopo slide, stagione dopo stagione.
Nel branding esiste lo stesso principio e ha anche un nome: archetipi di brand, un modello nato dalla psicologia junghiana e applicato al marketing.
Nike comunica come l’Eroe, Dove come il Caregiver: non è un caso, è una scelta di personalità mantenuta coerente su ogni touchpoint. E la coerenza paga in modo misurabile: secondo un’analisi di Lucidpress del 2024, i brand che mantengono una presentazione visiva coerente su tutti i canali registrano fino all’80% in più di riconoscibilità rispetto a chi comunica in modo frammentato.
Per un’azienda questo si traduce in una domanda semplice: il tuo logo, il tuo sito, i tuoi post raccontano la stessa personalità? Se la risposta è “dipende dal giorno”, è lì che perdi riconoscibilità e clienti che non ti ricordano.
3. La coerenza costruisce fedeltà, non il colpo di scena
L’ultimo elemento è forse il più sottovalutato: il fandom.
Quando un anime entra nello sport porta con sé personaggi, rituali, un linguaggio a cui i fan restano legati e che cercano / vogliono ritrovare anche altrove, ma solo se in modo coerente. Le collaborazioni che funzionano (Blue Lock x Liverpool, One Piece x Lakers) non sono trovate estemporanee: sono estensioni fedeli di un immaginario già costruito.
Per un’attività locale, il “fandom” sono i clienti abituali, i follower che commentano, chi ti consiglia a un amico. Non li conquisti con un post virale isolato: li conquisti restando riconoscibile e coerente nel tempo, offerta dopo offerta, post dopo post. La fedeltà non nasce dal colpo di scena, nasce dalla ripetizione affidabile di chi sei.
Insomma non serve disegnare mangaka per applicare questi principi!
Storia, personaggio, coerenza: sono gli stessi tre ingredienti che uso quando costruisco l’identità di un cliente, che si tratti di un nuovo brand o di un rebranding.
Insomma, non servono migliaia di follower, serve essere riconoscibili e mettere ordine in quello che si vuole comunicare.
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